Limiti e derivate

Analisi matematica · Triennio

Un percorso interattivo su limiti e derivate

Sei sezioni che accompagnano lo studente del triennio dal primo incontro con l'idea di limite fino alle applicazioni della derivata nello studio di funzione. Ogni sezione è organizzata in tre momenti: la teoria essenziale (in schede richiudibili), una simulazione da esplorare cambiando funzione e parametri, e la palestra «Prova tu» con domande di teoria e di calcolo a risposta chiusa, con correzione e spiegazione immediate.

TeoriaSimulazioni interattiveQuiz con feedbackFunziona anche da mobile
Parte 1 · I limiti
Parte 2 · Le derivate

Come usare l'app

  1. Leggi la teoria. Apri le schede una alla volta: ogni scheda contiene definizioni, formule e un esempio svolto.
  2. Esplora la simulazione. Scegli la funzione, muovi i cursori: il grafico, le tabelle di valori e i risultati si aggiornano in tempo reale.
  3. Mettiti alla prova. Rispondi prima al quiz di teoria, poi a quello di calcolo: ogni risposta riceve subito correzione e spiegazione.

Suggerimento: tieni carta e penna accanto per i quiz di calcolo, e usa la simulazione per controllare i tuoi risultati e «vedere» i limiti e le derivate.

Il concetto di limite

Che cosa significa «la funzione tende a un valore»: idea intuitiva, definizione, limite finito e infinito, limite destro e sinistro.

Teoria

L'idea intuitiva di limite

Il limite descrive il comportamento di una funzione f(x) quando la variabile x si avvicina a un valore x₀, senza necessariamente raggiungerlo. La domanda è: «verso quale numero si stabilizza f(x) man mano che x si avvicina a x₀?»

L'aspetto sorprendente è che il punto x₀ può anche non appartenere al dominio: il limite guarda i valori vicini a x₀, non il valore in x₀. Consideriamo f(x) = (x² − 1)/(x − 1), non definita in x = 1:

x0,90,990,999→ 1 ←1,0011,011,1
f(x)1,91,991,999?2,0012,012,1

Avvicinando x a 1 da entrambe le parti, f(x) si avvicina a 2. Scriviamo:

limx→1 x² − 1x − 1 = 2
Il limite è il valore «atteso», quello a cui la funzione punta. Che f(1) non esista non ha importanza: il limite vale comunque 2.
La definizione di limite finito

Per dare rigore all'idea «f(x) si avvicina a L» si usa il linguaggio degli intorni. Si dice che f ha limite L per x che tende a x₀:

limx→x₀ f(x) = L

quando, fissato un margine di errore ε > 0 piccolo a piacere attorno a L, è possibile trovare un intorno di x₀ (un raggio δ > 0) tale che tutti i valori di x in quell'intorno (tranne al più x₀) abbiano immagine entro il margine:

∀ ε > 0   ∃ δ > 0 :   0 < |x − x₀| < δ  ⇒  |f(x) − L| < ε

In parole: «per quanto stretta sia la fascia orizzontale L ± ε, esiste una fascia verticale x₀ ± δ entro cui il grafico resta dentro la fascia orizzontale».

La condizione 0 < |x − x₀| esclude x = x₀: al limite non interessa il valore nel punto, ma solo l'andamento nelle sue vicinanze.
Limite destro e limite sinistro

Possiamo avvicinarci a x₀ da due lati:

  • limite sinistro: x → x₀⁻ (valori più piccoli di x₀);
  • limite destro: x → x₀⁺ (valori più grandi di x₀).
limx→x₀⁻ f(x) = ℓ₁     limx→x₀⁺ f(x) = ℓ₂
Teorema. Il limite (bilatero) esiste ed è uguale a L se e solo se i due limiti laterali esistono e coincidono: ℓ₁ = ℓ₂ = L.

Se i due limiti laterali sono diversi, il limite non esiste: la funzione «salta» in x₀. È il caso, ad esempio, di f(x) = |x| / x in x = 0, che vale −1 a sinistra e +1 a destra.

Limiti infiniti e limiti all'infinito

Il valore x₀ e il limite L possono essere finiti oppure infiniti. Si hanno quattro combinazioni.

Limite infinito (al finito)

Se avvicinandosi a x₀ la funzione cresce o decresce illimitatamente, il limite è ±∞: la retta x = x₀ è un asintoto verticale.

limx→0 1 = +∞

Limite all'infinito

Possiamo chiederci cosa accade quando x diventa molto grande (x → +∞) o molto piccolo (x → −∞). Se la funzione si stabilizza su un valore L, la retta y = L è un asintoto orizzontale.

limx→+∞ 1x = 0     limx→+∞ (x² + 1) = +∞
I limiti sono il ponte verso gli asintoti: i limiti al finito che danno ∞ rivelano gli asintoti verticali, i limiti all'infinito che danno un numero rivelano gli asintoti orizzontali.
I casi possibili (riassunto)
x tende a…limitesignificatoesempio
x₀ finitoL finitola funzione si avvicina a un numerolimx→2(3x) = 6
x₀ finito±∞asintoto verticale x = x₀limx→0 1/x² = +∞
±∞L finitoasintoto orizzontale y = Llimx→+∞ 1/x = 0
±∞±∞crescita illimitatalimx→+∞ x³ = +∞
Il limite può non esistere: quando il limite sinistro è diverso dal destro (la funzione «salta»), oppure quando la funzione oscilla senza stabilizzarsi (come sin(1/x) in 0 o sin x per x → +∞).

Simulazione · Avvicinarsi al limite

Scegli una funzione e usa il cursore per avvicinare x al punto x₀ da sinistra e da destra. Osserva la tabella dei valori e come f(x) si stabilizza (o no) sul limite.

f(x) punto che si avvicina x = x₀

Più sposti il cursore a destra, più x si avvicina a x₀.

x → x₀⁻ (da sinistra)
x → x₀⁺ (da destra)
Limite sinistro
Limite destro
Limite

Prova tu

Calcolo dei limiti e forme indeterminate

Come si calcola un limite: l'algebra dei limiti, le forme con l'infinito, le sette forme indeterminate, le tecniche per risolverle e i limiti notevoli.

Teoria

L'algebra dei limiti

Se f e g hanno limite finito per x → x₀, allora il limite si «distribuisce» sulle operazioni:

lim (f ± g) = lim f ± lim g
lim (f · g) = lim f · lim g
lim (f / g) = lim f / lim g   (se lim g ≠ 0)

In pratica, quando la funzione è «buona» (continua) nel punto, il limite si calcola semplicemente sostituendo x₀:

limx→2 (x² + 3x − 1) = 4 + 6 − 1 = 9
La sostituzione diretta funziona sempre per polinomi e, più in generale, per le funzioni continue nel punto. I problemi nascono solo quando compare un infinito o una divisione per zero.
Le forme determinate con l'infinito

Trattando come «quantità illimitatamente grande», molte operazioni hanno esito certo (forme determinate):

OperazioneRisultatoOperazioneRisultato
k + ∞+∞k / ∞  (k finito)0
∞ + ∞+∞∞ / k  (k ≠ 0)
k · ∞  (k > 0)+∞k / 0⁺  (k > 0)+∞
∞ · ∞+∞+∞ · (−1)−∞
Il segno va sempre seguito con cura, con la regola dei segni: ad esempio (−2) · (+∞) = −∞. E ricorda: k / 0 dà infinito solo se k ≠ 0, studiando il segno con cui il denominatore tende a zero (0⁺ o 0⁻).
Le sette forme indeterminate

In alcuni casi la sola struttura non basta a decidere il risultato: il limite «dipende dai dettagli». Sono le forme indeterminate (o di indecisione):

00     ∞ − ∞   0 · ∞   1   00   ∞0

Una forma indeterminata non significa «il limite non esiste»: significa che bisogna lavorare l'espressione (trasformarla in una forma equivalente) per scoprire il risultato, che può essere un numero, infinito, oppure non esistere.

Le due forme più frequenti al liceo sono 0/0 (rapporti che si annullano nello stesso punto) e ∞/∞ (rapporti tra quantità che divergono): a loro è dedicata la maggior parte delle tecniche.
Tecniche di risoluzione

Forma 0/0 con polinomi — scomposizione

Se numeratore e denominatore si annullano in x₀, allora (x − x₀) è fattore comune: si scompone e si semplifica.

limx→2 x² − 4x − 2 = limx→2 (x − 2)(x + 2)x − 2 = limx→2 (x + 2) = 4

Forma ∞/∞ con polinomi — confronto dei gradi

Si raccoglie la potenza di grado massimo; conta solo il confronto fra i gradi:

GradiLimite per x → ±∞
grado num > grado den±∞
grado num < grado den0
grado num = grado denrapporto dei coefficienti direttori

Forma ∞ − ∞ e 0 · ∞

Si raccoglie il termine dominante, oppure si razionalizza (con le radici); la forma 0 · ∞ si riscrive come 0/0 o ∞/∞.

I limiti notevoli

Alcuni limiti fondamentali risolvono forme 0/0 o 1 e vanno conosciuti a memoria:

limx→0 sin xx = 1     limx→0 1 − cos x = 12
limx→±∞ (1 + 1x)x = e     limx→0 ex − 1x = 1
limx→0 ln(1 + x)x = 1
Il primo limite notevole, sin x / x → 1, dice che vicino a 0 il seno «assomiglia» a x: per piccoli angoli sin x ≈ x. Da esso discende la derivata del seno.

Simulazione · Le forme indeterminate

Scegli un limite: la sostituzione diretta produce una forma indeterminata. Osserva i passaggi che la risolvono, la conferma numerica e il grafico.

f(x) valore del limite

Risoluzione passo passo

Prova tu

Continuità e asintoti

La prima grande applicazione dei limiti: stabilire se una funzione è continua, classificare le discontinuità e trovare gli asintoti che ne guidano il grafico.

Teoria

Funzioni continue in un punto

Una funzione f è continua nel punto x₀ quando il limite esiste finito e coincide con il valore della funzione:

limx→x₀ f(x) = f(x₀)

Devono valere tre condizioni contemporaneamente:

  1. f(x₀) esiste (cioè x₀ appartiene al dominio);
  2. esiste finito limx→x₀ f(x) (limiti laterali uguali);
  3. i due valori coincidono.

Una funzione è continua in un intervallo se lo è in ogni suo punto. Intuitivamente: il grafico si traccia senza staccare la penna dal foglio.

Polinomi, seno, coseno ed esponenziali sono continui ovunque. Funzioni razionali, radici, tangente e logaritmo sono continue in tutto il loro dominio: i problemi nascono solo ai bordi del dominio.
I punti di discontinuità

Dove la continuità si rompe, si classifica il punto in tre specie.

Prima specie — salto

I limiti laterali esistono finiti ma diversi: la funzione «salta». L'ampiezza del salto è |ℓ₂ − ℓ₁|.

ℓ₁ = limx→x₀⁻ f ≠ limx→x₀⁺ f = ℓ₂  (entrambi finiti)

Seconda specie

Almeno uno dei limiti laterali è infinito oppure non esiste (per esempio per oscillazione). È il caso tipico degli asintoti verticali.

Terza specie — eliminabile

Il limite esiste finito, ma la funzione in x₀ non è definita oppure vale un numero diverso: un «buco» nel grafico. Si «ripara» ridefinendo f(x₀) uguale al limite.

Memoria rapida: salto = laterali finiti diversi; infinito/oscilla = seconda specie; buco = eliminabile.
Asintoti verticali

La retta x = x₀ è un asintoto verticale se almeno un limite laterale è infinito:

limx→x₀ f(x) = ±∞

Per le funzioni razionali si cercano tra i valori che annullano il denominatore (ma non il numeratore: se annullano entrambi, può essere una discontinuità eliminabile). Esempio: f(x) = 1/(x − 1) ha asintoto verticale x = 1, con −∞ a sinistra e +∞ a destra.

Asintoti orizzontali e obliqui

Orizzontale

Se per x → ±∞ la funzione tende a un valore finito L, la retta y = L è un asintoto orizzontale.

limx→+∞ f(x) = L  ⇒  y = L

Obliquo

Se non c'è asintoto orizzontale (la funzione diverge) ma il grafico si avvicina a una retta y = mx + q, questa è un asintoto obliquo. Si trovano i due coefficienti con i limiti:

m = limx→+∞ f(x)x     q = limx→+∞ [f(x) − mx]
L'asintoto obliquo esiste solo se m è finito e diverso da zero e q è finito. Su uno stesso lato non possono coesistere asintoto orizzontale e obliquo. Nelle funzioni razionali l'asintoto obliquo c'è quando il grado del numeratore supera di uno quello del denominatore.

Simulazione · Continuità e asintoti

Scegli una funzione: il grafico mostra i suoi asintoti tratteggiati. Muovi il punto di ispezione x₀ e leggi i limiti laterali per capire se la funzione è continua o quale discontinuità presenta.

f(x) asintoto verticale asintoto orizz./obliquo x₀
f(x₀⁻)
f(x₀⁺)
f(x₀)

Asintoti della funzione

Prova tu

La derivata e la retta tangente

Il rapporto incrementale, la definizione di derivata come limite, il suo significato geometrico (pendenza della tangente) e fisico (velocità di variazione).

Teoria

Dal problema della tangente al rapporto incrementale

Data una funzione e un punto P = (x₀, f(x₀)), vogliamo la pendenza della retta tangente al grafico in P. Partiamo da un secondo punto Q = (x₀ + h, f(x₀ + h)) e tracciamo la secante PQ. La sua pendenza è il rapporto incrementale:

msec = ΔyΔx = f(x₀ + h) − f(x₀)h

Esso misura la variazione media di f tra x₀ e x₀ + h. L'idea geniale: facciamo scivolare Q verso P (cioè h → 0) e guardiamo verso quale pendenza tende la secante.

La definizione di derivata

La derivata di f in x₀ è il limite del rapporto incrementale per h → 0, quando esiste finito:

f '(x₀) = limh→0 f(x₀ + h) − f(x₀)h

È una forma 0/0 (numeratore e denominatore tendono entrambi a 0): la derivata è proprio il numero che questa forma indeterminata nasconde. Si indica in più modi:

f '(x₀)  =  y'  =  dfdx  =  Df(x₀)

Esempio con f(x) = x² in x₀:

f '(x₀) = limh→0 (x₀ + h)² − x₀²h = limh→0 2x₀h + h²h = limh→0 (2x₀ + h) = 2x₀
Il significato geometrico: la retta tangente

Quando h → 0 il punto Q si fonde con P e la secante diventa la tangente. Perciò:

La derivata f '(x₀) è il coefficiente angolare della retta tangente al grafico nel punto di ascissa x₀.

L'equazione della retta tangente in P = (x₀, f(x₀)) è quindi:

y = f(x₀) + f '(x₀)·(x − x₀)
  • f '(x₀) > 0: tangente in salita, funzione crescente;
  • f '(x₀) < 0: tangente in discesa, funzione decrescente;
  • f '(x₀) = 0: tangente orizzontale (possibile massimo o minimo).
Derivabilità e continuità
Se f è derivabile in x₀, allora è anche continua in x₀. Il viceversa è falso!

Una funzione continua può non essere derivabile: la tangente potrebbe non essere unica o essere verticale. I punti di non derivabilità sono:

  • punto angoloso: derivate laterali finite ma diverse (es. |x| in 0: −1 a sinistra, +1 a destra);
  • cuspide: derivate laterali infinite di segno opposto (+∞ e −∞);
  • flesso a tangente verticale: derivate laterali entrambe infinite con lo stesso segno.
Negli spigoli e nelle cuspidi non esiste un'unica retta tangente: lì la derivata non è definita, pur essendo la funzione continua.
Il significato fisico: velocità di variazione

Il rapporto incrementale è una variazione media; la derivata è la variazione istantanea. In fisica, se s(t) è la posizione nel tempo:

velocità istantanea:   v(t) = s '(t)     accelerazione:   a(t) = v '(t) = s ''(t)

Più in generale la derivata è il tasso di variazione di una grandezza rispetto a un'altra: velocità di una reazione, ritmo di crescita di una popolazione, costo marginale in economia. Ovunque qualcosa cambia, la derivata ne misura la rapidità.

Simulazione · Dalla secante alla tangente

Scegli la funzione e il punto x₀. Riduci l'incremento h (o premi Anima): la secante arancione ruota fino a coincidere con la tangente viola, e il rapporto incrementale tende a f '(x₀).

f(x) secante PQ tangente in P
Rapp. increm. (secante)
f '(x₀) (tangente)

Retta tangente in P

Prova tu

Le regole di derivazione

Le derivate delle funzioni elementari e le regole per combinarle: somma, prodotto, quoziente e funzione composta. Strumenti per derivare qualsiasi funzione senza tornare al limite.

Teoria

Le derivate fondamentali

Calcolate una volta per tutte con la definizione, si usano come «mattoni»:

f(x)f '(x)f(x)f '(x)
k (costante)0sin xcos x
x1cos x−sin x
xnn·xn−1tan x1 / cos²x
√x1 / (2√x)exex
1 / x−1 / x²axax·ln a
ln x1 / xloga x1 / (x·ln a)
La regola della potenza D[xn] = n·xn−1 vale per ogni esponente reale: ad esempio D[√x] = D[x1/2] = ½·x−1/2 = 1/(2√x).
Linearità: somma, differenza e costante

La derivata «entra» nelle somme e rispetta i fattori costanti:

(f ± g)' = f ' ± g '     (k·f)' = k·f '

Quindi un polinomio si deriva termine a termine:

D[3x⁴ − 5x² + 2x − 7] = 12x³ − 10x + 2

La derivata di una costante è 0: il termine noto «sparisce» sempre.

La regola del prodotto

La derivata di un prodotto non è il prodotto delle derivate:

(f·g)' = f '·g + f·g '

«derivata del primo per il secondo, più il primo per la derivata del secondo». Esempio con x²·sin x:

D[x²·sin x] = 2x·sin x + x²·cos x
La regola del quoziente

Per il rapporto di due funzioni:

(fg)' = f '·g − f·g '

«derivata del numeratore per il denominatore, meno il numeratore per la derivata del denominatore, tutto diviso il denominatore al quadrato». Esempio:

D[xx + 1] = 1·(x + 1) − x·1(x + 1)² = 1(x + 1)²
Attenzione all'ordine al numeratore: c'è un meno e l'ordine dei termini conta. Da qui si ricava anche D[tan x] = 1/cos²x.
La funzione composta: la regola della catena

Per una funzione «dentro l'altra» y = f(g(x)) si deriva «da fuori verso dentro», moltiplicando per la derivata interna:

D[f(g(x))] = f '(g(x))·g '(x)

È lo strumento più potente. Esempi:

D[sin(3x)] = cos(3x)·3 = 3·cos(3x)
D[(x² + 1)⁵] = 5(x² + 1)⁴·2x = 10x·(x² + 1)⁴
D[e−x²] = e−x²·(−2x) = −2x·e−x²
La «derivata interna» g '(x) è il fattore che si dimentica più spesso: è il cuore della regola della catena.
Derivate di ordine superiore

Derivando ancora la derivata si ottengono le derivate successive, utili nello studio di funzione e in fisica:

f ' → f '' → f ''' → … prima, seconda, terza derivata…

Esempio con f(x) = x⁴: f ' = 4x³, f '' = 12x², f ''' = 24x. La derivata seconda f '' governa la concavità.

Simulazione · La funzione e la sua derivata

Scegli la funzione: il grafico mostra f (blu) e la sua derivata f ' (viola). Muovi x₀ e osserva come il segno di f ' indica se f cresce o decresce, e come f ' = 0 corrisponde a una tangente orizzontale.

f(x) f '(x) tangente in x₀
f(x₀)
f '(x₀) = pendenza

Espressione della derivata

Prova tu

Le applicazioni: lo studio di funzione

La derivata al lavoro: crescenza e decrescenza, massimi e minimi, concavità e flessi, fino ai problemi di ottimizzazione. È qui che l'analisi disegna il grafico.

Teoria

Segno della derivata prima e monotonia

Poiché f '(x) è la pendenza della tangente, il suo segno dice se la funzione sale o scende:

In un intervalloLa funzione è…
f '(x) > 0crescente
f '(x) < 0decrescente
f '(x) = 0tangente orizzontale (punto stazionario)
Studiare il segno di f ' è il passo che rivela dove la funzione cresce e dove decresce: si risolve la disequazione f '(x) > 0.
Massimi e minimi relativi

Nei punti dove f ' si annulla e cambia segno si hanno gli estremi relativi (teorema di Fermat: in un estremo interno f ' = 0):

  • massimo relativo: f ' passa da + a (sale poi scende);
  • minimo relativo: f ' passa da a + (scende poi sale).

In alternativa si usa la derivata seconda nel punto stazionario x₀ (dove f '(x₀)=0):

f ''(x₀) < 0 ⇒ massimo     f ''(x₀) > 0 ⇒ minimo
Se f ' si annulla ma non cambia segno, non c'è estremo: è un flesso a tangente orizzontale (come in 0).
Concavità e flessi (derivata seconda)

La derivata seconda f '' misura come cambia la pendenza, cioè la concavità:

In un intervalloConcavità
f ''(x) > 0rivolta verso l'alto ∪ (convessa)
f ''(x) < 0rivolta verso il basso ∩ (concava)

Un punto di flesso è dove la concavità cambia: lì f '' si annulla cambiando segno.

Lo schema dello studio di funzione

Per disegnare il grafico di una funzione si seguono, nell'ordine, questi passi:

  1. Dominio e eventuali simmetrie (pari/dispari);
  2. Intersezioni con gli assi e segno di f;
  3. Limiti agli estremi del dominio e asintoti;
  4. Derivata prima: monotonia, massimi e minimi;
  5. Derivata seconda: concavità e flessi;
  6. si raccolgono i dati e si traccia il grafico.
I limiti danno la «cornice» (gli asintoti), le derivate danno la «forma» (salite, discese, gobbe e flessi): insieme determinano il grafico.
Problemi di ottimizzazione

Molti problemi reali chiedono di rendere massima o minima una grandezza: area, volume, costo, percorso. Lo schema è sempre lo stesso:

  1. esprimi la grandezza da ottimizzare come funzione di una variabile;
  2. individua il dominio (vincoli del problema);
  3. poni f '(x) = 0 e trova i punti stazionari;
  4. verifica con il segno di f ' (o di f '') che sia il massimo/minimo cercato.

Esempio classico: tra tutti i rettangoli di perimetro fissato, il quadrato ha area massima — e lo si dimostra annullando la derivata della funzione area.

Simulazione · Studio con la derivata

Scegli la funzione: l'app calcola f ' e f '', segna massimi (verde), minimi (rosso) e flessi (viola), e costruisce la striscia dei segni di f '.

f(x) massimo minimo flesso

Segno di f '(x) e monotonia

Derivate

Punti notevoli

Prova tu